Giorgio de Chirico - Galleria d'arte - Galleria dello scudo

Giorgio de Chirico

    de Chirico, Giorgio (Volos/Grecia, 1888 - Roma, 1978).
    Nasce a Volos, capitale della Tessaglia, da Evaristo de Chirico, ingegnere ferroviario discendente da una famiglia siciliana trapiantata in Toscana, e da Gemma Cervetto, nobildonna genovese.
    Nel 1899 ad Atene inizia gli studi al Politecnico e segue un corso di pittura col ritrattista Jacobidis proveniente dall’Accademia di Monaco.
    Nel 1900 esegue il suo primo quadro, una natura morta di limoni.
    In seguito alla morte del padre, dopo un breve soggiorno a Firenze la famiglia de Chirico si trasferisce nel 1906 in Germania, a Monaco: Alberto Savinio, fratello minore di Giorgio, aveva allora quindici anni. Giorgio de Chirico inizia a frequentare l'Accademia di Belle Arti e studia assiduamente nei musei l'opera di Böcklin e Klinger soprattutto; si accosta contemporaneamente alla filosofia e studia Nietzsche, Schopenhauer e Weininger. A questa data risalgono i primi quadri d'ispirazione boeckliniana (Lotta dei centauri, 1909; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna).
    Ritornato in Italia nel 1910, l'anno successivo decide con la madre di raggiungere il fratello a Parigi, ove quest'ultimo era impegnato in concerti musicali. Prima di giungere a Parigi fanno tappa a Torino e de Chirico resta profondamente colpito dalle piazze deserte della città e dalle sue architetture monumentali immerse nella calda luce estiva. Saranno delle immagini, queste, che riaffioreranno nei dipinti del primo periodo parigino.
    Nel corso del 1910 dipinge ritratti e autoritratti, ed è proprio durante il soggiorno fiorentino, prima quindi della partenza per Parigi che maturano le opere del periodo metafisico: Enigma dell’oracolo e Enigma di un pomeriggio di autunno , esposti per la prima volta a Parigi al Salon d'Automme nel 1912. Rilevante il contributo che gli viene dall'ambiente culturale fiorentino che fa capo allo scrittore Giovanni Papini, propositore di una riflessione filosofica e poetica ispirata a un vitalismo irrazionalistico, denso di pathos. Nel 1913 espone al Salon des Indépendants, si lega agli artisti della avanguardia cubista e viene seguito con molto interesse dal critico Apollinaire. Tramite quest'ultimo firma un contratto con il giovane mercante Paul Guillaume (collezionista di Picasso, degli artisti dell'Ecole de Paris, degli impressionisti) e grazie ai suoi contatti internazionali i nomi dei fratelli de Chirico cominciano ad essere conosciuti sin dal 1914 negli Stati Uniti. Con la guerra entrambi rientrano in Italia e si arruolano.
    A Ferrara conoscono Filippo de Pisis e poi Carlo Carrà, il quale attraverso un recupero della figurazione neoprimitivista aveva abbandonato dal 1916 la matrice di pittore futurista e si apprestava ad accogliere l'influenza dechirichiana. Nasce quella che poi sarà definita la "pittura metafisica", a indicare un atteggiamento che oltrepassando i confini di una realtà oggettiva, già conosciuta e quindi più convenzionale, riveli il lato insolito e più profondo delle cose. Intanto de Chirico stabilisce contatti con Tzara, fondatore del movimento Dada a Zurigo; ritornato nel 1918 a Roma, pur tra gravi difficoltà economiche si inserisce nel vivo della vita artistica della capitale collaborando con il gruppo Valori Plastici che oltre a dare il nome ad una rivista che pubblica opere delle avanguardie europee, edita delle monografie d'arte, la prima delle quali è proprio quella dedicata a Giorgio de Chirico. A Roma partecipa nel 1918 accanto, tra gli altri, a Carrà, Ferrazzi e Prampolini alla Mostra d'Arte Indipendente pro Croce Rossa che si propone di raggiungere un accordo tra il Futurismo e le nuove correnti. Espone quindi nel 1919 alla Casa d'Arte di Anton Giulio Bragaglia, a Roma, accompagnando la mostra con lo scritto fondamentale Noi Metafisici; la mostra si rivela un grande insuccesso, viene venduto un solo dipinto e il critico Roberto Longhi scrive su "Il Tempo" una radicale stroncatura dal titolo sarcastico Il dio ortopedico.
    Si lega d'amicizia a Mario Broglio e collabora a "Valori Plastici" partecipando alle mostre del gruppo omonimo in Germania (Berlino e Hannover 1921, con ventisei dipinti), attraverso le quali prende corpo in Europa il Realismo Magico. Segue la sua partecipazione alla Fiorentina Primaverile nel 1922 a Firenze. Intanto già dal 1919 nel linguaggio di de Chirico si avverte un ritorno alla pittura antica che si accompagna alla rivalutazione delle tecniche pittoriche. Continua a vivere tra Roma e Firenze, ospite del critico e mecenate Giorgio Castelfranco, ed espone nel 1923 alla II Biennale romana un Autoritratto con busto di Mercurio e alcune "ville romane" di rinnovata ispirazione boeckliniana, opere accolte sfavorevolmente dalla critica. Nello stesso anno appare sulla rivista "La Bilancia" lo scritto Pro technica aratio e si precisa sempre di più il suo interesse per la pittura pompeiana. Nel 1924, dopo aver sposato la ballerina russa Raissa Gurievich Krol, espone per la prima volta alla Biennale di Venezia e a Parigi in autunno realizza le scene e i costumi del balletto La giara, tratto da Pirandello. Nel mentre si stringono i rapporti con i surrealisti e collabora alla rivista di Breton "La Revolution Surréaliste".
    L'anno successivo si trasferisce a Parigi, ove vi resterà sino al 1931, partecipa alla III Biennale romana e suoi dipinti figurano nella prima mostra surrealista alla Galerie Pierre, mentre una sua personale di opere recenti viene organizzata alla Galerie Rosenberg, a Parigi. Ma già alla fine del 1925 si acuisce la polemica con i surrealisti i quali criticano aspramente l'opera recente di de Chirico, successiva alla stagione metafisica e considerata antimodernista. Compaiono in questo periodo alcuni dei temi che saranno ampiamente sviluppati ancora negli anni successivi: archeologi -manichini, cavalli in riva al mare, mobili nella valle, paesaggi nella stanza, gladiatori. Partecipa alla I Mostra del Novecento Italiano a Milano (1926) e in tutto il corso degli anni venti e trenta realizza numerose mostre personali in Italia e all'estero. La critica intanto comincia a interessarsi alla sua nuova produzione e i musei americani ed europei cominciano ad acquistare sue opere. Nel 1928 escono la monografia di George e il "saggio di studio indiretto" su de Chirico di Jean Cocteau, Le mystèrelaïc. Nel 1929 de Chirico pubblica il "romanzo" autobiografico Hebdomeros e, pur avendo rilasciato dichiarazioni polemiche contro l'arte moderna italiana, espone a quasi tutte le mostre del "Group des Italiens de Paris" (con Tozzi, Campigli, Paresce, Severini, Savinio, De Pisis). Nello stesso anno l'editore parigino Gallimard pubblica i Calligrammes di Apollinaire, con sessantasei litografie di de Chirico. Per i Balletti Russi di Diaghilev esegue nel 1930 le scene e i costumi del balletto Le Bal.
    Durante l'ultimo anno di soggiorno a Parigi incontra Isabella Far, emigrata dalla Russia e che diverrà sua seconda moglie. Con una tecnica e una maniera mutuate da Renoir esegue una serie di dipinti che presenta nella sua mostra personale alla Galleria Milano, a Milano, raffiguranti nudi e nature morte che segnano il distacco dal clima visionario della produzione precedente (fase verista). Nel 1932, anno del suo ritorno in Italia e inizio di una fertile stagione come scenografo, partecipa alla Biennale di Venezia e alla V Triennale di Milano, nel 1933 alla Sindacale di Firenze, città in cui risiede stabilmente. Nel 1935 la II Quadriennale di Roma gli organizza un'importante personale in cui espone opere più decisamente "realiste". Nel 1936 è a New York (vi resterà sino al 1938) e alcune città americane gli dedicano mostre personali. Significative nel 1936 le partecipazioni alla I Mostra Internazionale Surrealista a Londra e alla rassegna "Fantastic Art. Dada. Surrealism", tenuta al Museum of Modern Art di New York. Nel 1938 torna in Italia, si stabilisce a Milano e l'anno successivo espone alla III Quadriennale di Roma; dalla fine degli anni trenta comincia a lavorare ad alcune sculture di terracotta che ripropongono temi già collaudati nei dipinti (ad esempio gli archeologi) e da cui verranno eseguite delle fusioni in bronzo. Con l'inizio del decennio successivo inizia la fase barocca di de Chirico con autoritratti in costume e riprese dai grandi maestri del Cinquecento e del Seicento, non accolte positivamente dalla critica.
    Nel 1944 si trasferisce definitivamente a Roma e dal 1946 iniziano le polemiche sull'autenticità di alcuni suoi quadri del periodo metafisico. Tra le principali partecipazioni a mostre collettive si segnalano: la Biennale di Venezia (1942, 1948, 1956, 1972), la Quadriennale di Roma (1943, 1951, 1955, 1959, 1965, 1972), l'Esposizione di Kassel "Documenta I" (1955). Nel 1949 e nel 1952 e 1954 organizza rispettivamente a Londra e a Venezia delle esposizioni personali in polemica con l'accoglimento da parte della critica del solo periodo metafisico e contro il criterio di selezione di opere per lo più astratte nella Biennale di Venezia.
    Dal 1970, quando viene organizzata a Milano una vasta antologica di sue opere, seguono in Italia numerose mostre e de Chirico riceve importanti riconoscimenti soprattutto all'estero.


    Ines Millesimi in La pittura in Italia. Il Novecento (1900-1945), Milano, 1997.