Afro (Afro Basaldella) (Udine, 1912 - Zurigo, 1976).
    Terzogenito dopo Dino e Mirko Basaldella, dal 1926 frequenta il Liceo Artistico di Venezia, diplomandosi nel 1931.
    Nel 1928 partecipa con una serie di dipinti, tra cui la Natura morta (Udine, Galleria d'Arte Moderna) e Dai tetti (Udine, collezione privata), alla mostra udinese della "Scuola friulana d'avanguardia", insieme a Mirko, Dino, Alessandro Filipponi e Angilotto Modotto, polemizzando con il gusto accademico locale dell'epoca. L'anno seguente ottiene la borsa di studio della Fondazione Marangoni di Udine: saggio del primo anno è una copia del Cristo morto di Mantegna (Udine, Galleria d'Arte Moderna); si può recare così a Roma con il fratello Mirko, dove entra in contatto con Cagli, Scipione e Mafai. Nel 1932 si sposta a Milano, esponendo l'anno successivo alla Galleria del Milione, per raggiungere il fratello Mirko, divenuto allievo di Arturo Martini. Nel 1934 ritorna a Roma, dove frequenta anche Capogrossi, Cavalli, Melli, Fazzini e Guttuso; nel 1935 è presente alla Quadriennale romana, mentre l'anno successivo partecipa alla Biennale di Venezia. Sempre nel 1936 decora l'atrio dell'Opera Nazionale Balilla su progetto di Ermes Midena, a Udine, ma le tempere murali, che risentono dell'influsso della poetica del "primordio" di Cagli, verranno immediatamente fatte ricoprire dalle autorità fasciste, perché non aderenti agli ideali del regime. Nel 1937 lavora insieme a Cagli ad una serie di pannelli con vedute ideali di Roma per l'Esposizione Internazionale di Parigi, e durante il breve soggiorno parigino ha modo di ammirare l'Impressionismo e il Cubismo. Nello stesso anno tiene la sua prima mostra personale alla Galleria della Cometa di Roma, dove espone il Ritratto di giovane (Udine, collezione privata) e l'Autoritratto (Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna). Nel 1938 realizza le tempere murali per la sala da pranzo e l'olio con il Davide e Golia per casa Cavazzini di Udine, mentre nel 1939 decora la villa del Profeta e l'Albergo delle Rose a Rodi, accostandosi alla tradizione veneta. In seguito si avvicina al tonalismo di Morandi eseguendo ritratti, paesaggi e nature morte, come quella del 1941 (Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna). Nel 1941 esegue i cartoni per i mosaici del Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi dell' "E'42".
    Nel 1943 si trasferisce a Venezia e inizia ad accostarsi al Cubismo: nel 1946, dopo essersi trasferito di nuovo a Roma, espone infatti le sue prime opere neocubiste alla Galleria dello Zodiaco. Nel 1948 è presente con alcune composizioni astratte alla V Quadriennale e tiene una personale alla Galleria dell'Obelisco, sempre a Roma; nello stesso anno partecipa inoltre alla I Mostra Nazionale d'Arte contemporanea di Bologna.
    Nel 1950 soggiorna per otto mesi negli Stati Uniti, esponendo alla galleria di Catherine Viviano insieme a Cagli, Guttuso, Morlotti e Pizzinato; in questo periodo conosce la pittura di Arshile Gorky, dalla quale è attratto profondamente.
    Tornato a Roma, partecipa alla mostra "Arte astratta e concreta in Italia-1951" alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, mentre l'anno seguente è presente alla Biennale di Venezia col "Gruppo degli otto", insieme a Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova, presentato da Lionello Venturi. In seguito soggiorna per lunghi periodi negli Usa, dedicandosi anche all'insegnamento. Nel 1958 esegue il murale Il giardino della speranza per il Palazzo dell'Unesco a Parigi.
    Dal 1967 al 1973 insegna pittura all'Accademia di Firenze. Nel 1968 tiene una mostra personale alla Galleria Viviano di New York, esponendo, tra l'altro, La grande clessidra (Roma, collezione privata), il Viale delle acacie (Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna) e il Grande nero (Roma, collezione privata), tutte del 1967.
     Sempre nel 1968 tiene altre quattro personali, rispettivamente a Milano, Firenze, Torino e Padova. Nel 1973 partecipa alla mostra "Situazione dell'arte non figurativa" nell'ambito della X Quadriennale romana. Negli anni settanta, tornato a vivere presso Udine, con studio al Castello di Prempero, si dedica alla grafica e agli arazzi.


    Adriana Capriotti in La pittura in Italia. Il Novecento (1900-1945), Milano, 1997.