Morandi, Giorgio (Bologna, 1890-1964).
    Nato in una famiglia della borghesia cittadina, nel 1907 si iscrive ai corsi inferiori dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, ove si diplomerà nel 1913, quando già hanno visto la luce le sue prime, significative prove. Sono infatti del 1910 i "fragili testi" di studente d'Accademia (Nevicata, Paesaggio), ma già l'anno seguente dipinge il paesaggio "miracoloso" e di "incredibile compiutezza" per cui Cesare Brandi parlerà di "cielo vasto di solitudine senza approdi". Nell'estate del 1913 la famiglia Morandi si reca per la prima volta in villeggiatura a Grizzana, dove il giovane realizza i suoi primi Paesaggi dell'Appennino.
    Gli amici degli anni di formazione sono i compagni d'Accademia Osvaldo Licini, Severo e Mario Pozzati, Giacomo Vespignani e Mario Bacchelli (il fratello Riccardo nel 1918 scriverà il primo testo critico sull'artista, segnalando la "rivelazione" Morandi). Con loro il 21 e 22 marzo del 1914 l'artista espone nella famosa mostra dell'Hotel Baglioni, sulla cui scia nascerà attraverso Balilla Pratella il rapporto con il gruppo futurista, con il quale Morandi espone nello stesso anno alla Galleria Sprovieri di Roma. Moderata tangenza con il Futurismo quella di Morandi se, contemporaneamente, il giovane pittore partecipa alla seconda mostra della Secessione romana, ove i futuristi non sono ammessi; piuttosto si tratta di uno svolgimento della lezione cezanniana accompagnato dalla meditazione sull'arte di Derain (Ritratto della sorella, 1912-13) e sul Cubismo 1909-10 di Picasso e Braque (Nature morte, 1914-15). Forte è in questi anni l'impulso del giovane a sperimentare, a verificare in se stesso le possibilità d'immagine che la cultura internazionale offre. I rimandi sono fittissimi, i rapporti culturali sono continui. Così, se per le Nature morte con oggetti a tortiglioni e per i Fiori del 1915 il riferimento d'obbligo è Henri Rousseau il Doganiere, fondamentali per la scelta metafisica di Morandi saranno nella primavera del 1918 gli articoli e le riproduzioni apparsi sulla rivista bolognese diretta da Giuseppe Raimondi, "La Raccolta" (saggi di Raimondi su Carrà metafisico, testi di Savinio e di de Chirico; riproduzioni di opere di Carrà e de Chirico). Nei dipinti composti tra la metà del 1918 e i primi mesi del 1919 assoluto è il rigore, mentre viene raggiunta e perfezionata la sintesi formale degli oggetti. La seconda metà del 1919 è per Morandi il momento del recupero della fisicità delle cose, di una natura corposa e densa riscoperta nell'ambiente quotidiano. L'artista si accosta a Mario Broglio e al gruppo di Valori Plastici e con esso lavora ed espone.
    Nascono dipinti come i Fiori e la Natura morta con il tavolo tondo dei primi mesi del 1920, mentre nelle opere dell'estate-autunno più forte è l'influsso di Cézanne, di cui Morandi può vedere numerose opere alla Biennale di Venezia. Morandi espone con Valori Plastici a Berlino e in altre città tedesche toccate dalla mostra itinerante del 1921 e, l'anno seguente, alla Fiorentina Primaverile con la presentazione di Giorgio de Chirico il quale conia per lui la famosa definizione della "metafisica delle cose quotidiane". L'artista, rinunciando alla sperimentazione per approfondire la propria poesia interiore, si avvia per una strada in cui anche le variazioni tematiche e stilisti-che resteranno interne a un percorso affatto personale. Dopo un momento di inquietudine sottile, riscontrabile nelle Nature morte 1920-22, e dopo le tensioni e i fremiti dei dipinti degli anni 1929-37, Morandi perviene a un meditato controllo dei sentimenti, a quella "poesia del limite" che contraddistinguerà d'ora in avanti le sue opere. Mentre partecipa alle iniziative del gruppo del Novecento (le due rassegne della Per-manente di Milano del 1926 e 1929; le mostre all'estero del 1929-30), Morandi è in relazione anche con gli uomini de "Il Selvaggio" e con Leo Longanesi: con Maccari e i toscani partecipa nel 1927 alla II Esposizione dell'Incisione Moderna a Firenze.
    Nel 1930 gli viene assegnata per chiara fama e senza concorso la nuova cattedra di tecniche dell'incisione all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Nello stesso anno è presente alla Biennale di Venezia con numerose acqueforti. A Venezia, ove è stato ammesso fin dal 1928, ritornerà nel 1932 con un Ritratto, due Nature morte e diverse prove grafiche. Nel 1929 e nel 1930 invia sue opere anche alle edizioni del Premio Carnegie a Pittsburgh. Nel marzo del 1932 viene dedicato a Morandi un intero fascicolo de "L'Italiano" con un importante scritto di Ardengo Soffici e numerose riproduzioni. Si avvia così quella consacrazione che negli anni seguenti sarà confermata da riconoscimenti critici che costruiranno di Morandi l'immagine ufficiale, per decenni non più messa in discussione. E circa dal 1937 che i suoi dipinti di-vengono sempre più "preziose gemme d'arte, sempre meno brani di natura". La frequentazione di Roberto Longhi contribuisce a questo definirsi dei valori formali che troverà negli anni successivi sempre nuove ragioni di perfezionamento e di maturazione.
    Se sono i Paesaggi del 1943 a scoprire i "bianchi stupendi delle case toccate dal sole, preludio alle vedute di Grizzana degli ultimi anni" (Solmi), è nel dopoguerra e negli anni cinquanta che Morandi si concentra sempre più su posizioni di altissima poesia e di assoluta misura formale. Si allontana anche dai dibattiti di tendenza, confortato in ciò da tutto un settore della critica italiana - Raimondi, Longhi, Brandi, Gnudi, Ragghianti, Vitali e Arcangeli - che vede in lui il simbolo di un'autonomia del fatto artistico ben oltre i condizionamenti del tempo e dei linguaggi.
    Nonostante il primo premio per la pittura, assegnatogli alla Biennale di Venezia del 1948 tra accese polemiche, le giovani generazioni non discutono più la sua arte, perché altre voci, più immediate, le affascinano.
    Negli ultimi dipinti degli anni sessanta, l'immagine dell'artista si sottrae ancor di più al mondo, popolandosi di figure della solitudine che con estremo pudore lasciano affiorare il senso della morte. Durante gli anni settanta e ottanta si infittiscono sempre più in Italia e all'estero le rassegne monografiche dedicate a Morandi, ormai concordemente considerato fra i massimi artisti del secolo. A ciò contribuisce per buona parte l'attività dell'Archivio e Centro Studi Giorgio Morandi del Comune di Bologna, a cura del quale si aprirà nel 1993 in Palazzo d'Accursio il Museo Morandi.


    Marilena Pasquali in La pittura in Italia. Il Novecento (1900-1945), Milano, 1997.