Birolli, Renato (Verona, 1905-Milano, 1959).
    Intrapresi gli studi artistici presso l'Accademia Cignaroli di Verona, dalla quale venne espulso per "indisciplina e per eccessi nel canto", Birolli decise di trasferirsi a Milano nel 1927. Affronta vari mestieri, oltre a realizzare alcune decorazioni ad affresco e grafite a Milano e Pavia, e nel 1929 inizia a lavorare come correttore di bozze presso "L'Ambrosiano", entrando così in contatto con Carlo Carrà ed Edoardo Persico, all'epoca direttore della Galleria del Milione. E inizia per la sua carriera di pittore, in seguito scandita dall'adesione a vari gruppi artistici, un quinquennio contrassegnato dalla frequentazione di artisti come Manzù e Sassu e dall'ulteriore evoluzione di quello stile "ingenuo" che aveva affrontato nei paesaggi urbani del 1930-31.
    Presso la galleria milanese egli espone dal 1932 Arlecchino (1931), San Zeno pescatore (1931), La sposa (1932), opere nelle quali l'artista dimostra l'intenzione di recuperare un linguaggio figurativo improntato a una sorta di spontaneità primigenia, pur prendendo le distanze da una prassi pittorica risolta unicamente nell'improvvisazione o nel virtuosismo tecnico. Birolli cercò sempre per la sua pittura presupposti teorici, alimentati anche dall'attività di giornalista - già nel 1930 era recensore di artisti esordienti e nel 1934 collaboratore della rivista "Il Ventuno" - e confluiti nelle pagine dei suoi "Taccuini" a partire dal 1936. Nel frattempo la sua partecipazione alla mostra dei "10 pittori" presso la Galleria d'Arte di Roma, nel 1932, gli aveva fornito l'occasione di fare la conoscenza con Mafai e Mazzacurati e di avvicinarsi al gruppo della Scuola Romana. Nel 1935 cessano i suoi rapporti con Persico, rinsaldandosi invece l'amicizia con il critico Sandro Bini, e l'anno successivo Birolli compie il suo primo viaggio a Parigi alla scoperta della pittura di van Gogh, Cézanne e più in generale degli stimoli che la città francese era ancora in grado di offrire.
    Il 1938 è l'anno in cui si verifica una nuova svolta nell'evoluzione artistica del pittore. Egli diviene l'animatore del movimento milanese di Corrente; s'impegna nelle attività culturali promosse dalla realtiva rivista ed espone in mostre collettive nonché in personali che dal 1940 si tengono presso la galleria Bottega di Corrente, la stessa che nell'arco di un paio d'anni avrebbe cambiato la sua denominazione in Galleria della Spiga con il patrocinio di Alberto Della Ragione. A tale periodo risale la sua amicizia con Guttuso, Migneco e la frequentazione dei poeti ermetici. Dopo aver affrontato nei quadri del 1936-37 tematiche impegnative come Il caos (1936), Eden (1937), Birolli si volge a soggetti tratti dall'umanità emarginata degli Zingari (1938) o de I saltimbanchi (1938). Il colore mantiene un ruolo predominante nella composizione che va conquistandosi chiarezza e forza strutturale maggiore. Nel 1937 e 1938 Birolli subisce la detenzione politica.
    Scoppia la guerra e dopo qualche anno emergono i dissapori con Corrente. L'artista partecipa intanto a diverse azioni della Resistenza e si iscrive al partito comunista. Di tale periodo egli lascia una nutrita serie di disegni, noti come "Italia 44" e ispirati a personaggi e scene di vita contadina che saranno esposti nel maggio-giugno 1945 presso la Galleria Santa Radegonda di Milano.
    Nel 1946 Birolli frequenta Santomaso, Vedova e Marchiori e il 1° ottobre dello stesso anno sottoscrive il Manifesto della Nuova Secessione artistica che segna l'atto di fondazione del "Fronte nuovo delle arti", la cui prima esposizione si terrà presso la Galleria della Spiga nel 1947. Tra il 1947 e il 1949 egli si reca più volte in Francia, a Parigi e in Bretagna. I dipinti di tale periodo segnano il definitivo abbandono dell'Espressionismo vangoghiano che aveva caratterizzato la fase di Corrente, per accostarsi invece a tematiche post-cubiste desunte da Picasso posteriore agli anni trenta. La gamma cromatica, alquanto ridotta, rasenta effetti di monocromia inediti nella sua produzione pittorica, come in Gabbia e vaso di fiori (1948), Donna bretone (1949), Pesca in Adriatico (1950).
    Nel frattempo intorno al 1950 prende a configurarsi il futuro "Gruppo degli otto", oggetto di una famosa monografia di Lionello Venturi pubblicata nel 1952, impegnati nella comune ricerca di un'arte di respiro sovrannazionale. Grazie all'amico Afro, Birolli entra in contatto con Catherine Viviano, presso la cui galleria newyorkese terrà tre personali nel 1951, 1955 e 1958.
    Dal 1950-51 in poi la natura e i personaggi dei luoghi scelti dall'artista per i suoi ritratti divengono l'esclusiva fonte di ispirazione per i suoi dipinti. I cicli di Porto Buso, Fossa Seiore o la serie di Incendi e Vendemmie delle Cinque Terre, dichiarano ormai il suo indirizzo "astratto-concreto", nel quale la potenza evocativa del colore e la ricerca di un equilibrio formale di elementi astratti assumono un ruolo predominante. Nelle ultime opere del 1958 si compie la definitiva rarefazione dei referenti oggettivi; le composizioni sono strutturate rigorosamente e portano i suggestivi titoli di ispirazione musicale come Canto italiano (1958), Ricerca del vero canto (1958), Bianco in contrasto (1959). Le opere di Birolli, sparse in collezioni pubbliche e private, sia italiane che straniere, ebbero a suo tempo estimatori e collezionisti nei Della Ragione, Jesi, Mondadori, Boschi e Cavallini da Brescia.


    Laura Lorenzoni in La pittura in Italia. Il Novecento (1900-1945), Milano, 1997.