Scialoja, Toti (Roma, 1914).
    A Roma, fin da giovanissimo, Toti Scialoja comincia a frequentare l'ambiente della Galleria della Cometa diretta dalla contessa Mimì Pecci Blunt e da Corrado Cagli, seguendo le sue intime vocazioni alla pittura e alla poesia piuttosto che gli orientamenti familiari verso gli studi classici e giuridici. L'esordio creativo di Scialoja si colloca così nel clima della cosiddetta Scuola Romana e nell'interesse per una pittura espressionista e visionaria.
    La prima occasione espositiva gli è offerta dall'invito alla III Quadriennale dove è presente con un disegno; mentre l'anno successivo tiene una mostra personale a Genova con la presentazione di Virgilio Guzzi e nel 1941 a Torino con uno scritto di Cesare Brandi. Nel 1943 Scialoja espone alla IV Quadriennale due Nature morte e un Ritratto; a una mostra collettiva con Leoncillo, Turcato e Vedova, a Roma presso la Galleria dello Zodiaco, ed esegue la scenografia de L'opera dello straccione di John Gay con la regia di Vito Pandolfi, il primo lavoro di una attività che lo vedrà impegnato assiduamente fino al 1956. Dopo aver partecipato alla collettiva "Quattro artisti fuori strada", mostra organizzata da Brandi nel 1947 per dar voce a una direzione di pittura differente dall'imperante neorealismo del dopoguerra, Scialoja nel 1949 viene invitato da Barr e Soby alla mostra "XX Century Italian Art" che si tiene al Museum of Modern Art di New York.
    Tra il 1949 e il 1954 Scialoja si dedica alla ricerca: abbandonate le radici espressioniste persegue il desiderio di coniugare, nei suoi quadri, la spazialità metafisica e il tono morandiano, approdando a una rilettura del Cubismo come "scuola" per la pittura astratta; nascono opere come Le bateau ivre e Fuochi d'autunno del 1954 entrambe nella collezione dell'artista. Espone alle Biennali veneziane nel 1950, 1952, 1954. Del 1955 è infatti il suo primo quadro realmente astratto, realizzato con lo straccio inzuppato di colore, al posto del pennello; di questo stesso anno è lo svilupparsi a pieno dell'interesse di Scialoja per la pittura gestuale americana, e a Roma la sua amicizia con Colla, Afro e Burri. Nel 1956 l'artista tiene la sua prima mostra personale a New York, nella galleria di Catherine Viviano; resta in America per alcuni mesi e ha l'occasione di incontrare gli espressionisti astratti della Scuola di New York. Alla Galleria La Salita, nel novembre del 1958, espone per la prima volta le Impronte, forme stampate sulla superficie della tela mediante il rovesciamento e la pressione di una carta precedentemente intrisa di colore; forme dapprima sovrapposte, per ottenere il "tuttopieno", poi allineate orizzontalmente a raffigurare l'idea della temporalità fenomenologica.
    Tra il 1960 e il 1963 Scialoja soggiorna a New York e a Parigi lavorando molto sulle Impronte e aggiungendovi anche inserti materici. Nel 1962 espone al Salon de Mai di Parigi una grande opera dal titolo Murale bianco. Tornato in patria nel 1964 Scialoja ha una sala personale alla Biennale di Venezia presentato da Gillo Dorfles e nella primavera del 1966 la Galleria Marlborough di Roma gli dedica un'ampia antologica presentata da Thomas B. Hess. A partire dalla metà degli anni sessanta, gradualmente, Scialoja abbandona la gestualità dell'"impronta", riducendola a scansione ritmica sempre più geometrizzante, pallida ombra, rispetto al modularsi di quantità cromatiche sulla superficie: una grande tela di puri ritmi ripetuti, Ata, dipinta nel 1968, conclude l'ampia retrospettiva tenuta al Museo di Malmoe nell'autunno di quell'anno.
    Tra le numerose mostre in Italia e all'estero che decretano l'interesse verso il lavoro di Scialoja ricordiamo la grande antologica del Museo di Parma curata da Quintavalle e Bonini, 1977, e l'antologica di opere su carta al Palazzo Tè di Mantova, 1979.
    Nel 1982 Scialoja accetta la nomina a direttore dell'Accademia di Belle Arti di Roma, istituto dove insegna da oltre vent'anni; compie un viaggio a Madrid dove l'incontro con la pittura di Goya diviene fattore scatenante per un ritorno alla pittura di gesto, pittura presentata per la prima volta nella sala personale della Biennale di Venezia del 1984, voluta da Lorenza Trucchi. Nella seconda metà degli anni ottanta Scialoja ha esposto in numerose collettive e molte città italiane gli hanno dedicato ampie mostre personali.


    Barbara Drudi in La pittura in Italia. Il Novecento (1900-1945), Milano, 1997.