Gregorio Botta nasce a Napoli il 18 aprile 1953.
    Nel 1980 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove segue i corsi di Toti Scialoja, diplomandosi nel 1984.
    Dopo gli esordi, scanditi dalla partecipazione ad alcune rassegne tenutesi alla Galleria Rondanini e dalle sue prime personali alla Galleria Il Segno, entrambe a Roma, l'artista si impone all'attenzione della critica in occasione di alcuni importanti appuntamenti espositivi, tra cui Trasparenze dell'arte italiana sulla via della seta a cura di Achille Bonito Oliva, allestita a Pechino nel 1993, la XII Quadriennale e la Biennale dei Parchi alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Roma, tenutesi rispettivamente nel 1996 e nel 1998, nonché la personale presentata nello stesso anno da Ludovico Pratesi all'Istituto Italiano di Cultura a Colonia.
    La cera, il piombo, il ferro, il vetro sono gli elementi attraverso i quali l'artista pratica “un’arte del togliere, del poco, del meno, sperando di arrivare a un’arte del niente. Un’arte che sparisca e lasci solo, come una vibrazione, come un motore segreto, l’azione per la quale è nata” (Gregorio Botta, 2001).
    Le sue sono forme archetipiche (il cerchio, il calice...) nelle quali torna a raccogliersi l'immagine, come cercando in esse un punto di lento affioramento di una verità sommersa, che riguarda il nostro essere più che il nostro apparire". L'universo di sagome elaborato da Botta appare dunque "silenzioso e cauto nello svelarsi; ovattato da quel biancore che l'avvolge, come se abitasse, e prendesse nutrimento, dall'amnio di un grembo; lento a confessarsi a chi guarda, con quel suo chiedere, sommessamente, uno sguardo lungo sopra di sé. Uno sguardo che scopra, alla fine, l'incanto: e non se ne spaventi" (Fabrizio D'Amico, 2001).
    Nel 2006 presenta ai Magazzini del Sale a Siena una selezione di i lavori recenti, nei quali ritornano elementi peculiari del suo linguaggio in un singolare gioco di contrapposizioni: la leggerezza e la trasparenza del vetro, l'opacità e la durezza del ferro. Inedita è ora l’introduzione del movimento, che anima alcune istallazioni come La Porta di Pietro, ispirata alla Madonna del Parto di Piero della Francesca.