Mario Cavaglieri - Galleria d'arte - Galleria dello scudo

Mario Cavaglieri

    Cavaglieri, Mario Oddone (Rovigo, 1887 - Peyloubère par-Pavie, 1969).
    Nato a Rovigo da una ricca famiglia israelita originaria di Venezia, dal 1900 al 1907 vive a Padova, dove compie gli studi superiori e frequenta lo studio di Giovanni Vianello, presso il quale conosce Felice Casorati.
    Tra il 1906 e 1907 frequenta anche Cesare Laurenti, allora attivo fra Venezia e Padova. Già nel 1907 è presente alla mostra della Società Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma, mentre nel 1909 partecipa all'esposizione di Ca' Pesaro, dove ritornerà nel 1910, nel 1912 (con ben diciannove opere), nel 1913 e nel 1925. Dopo il primo viaggio a Parigi, compiuto nel 1911, Cavaglieri figura con una certa assiduità anche alla Biennale di Venezia: nel 1912, nel 1914, nel 1920, nel 1922, nel 1924, nel 1938, nel 1948, nel 1950 e nel 1957.
    Nel 1912 conosce Giulietta Catellini, ispiratrice e modella di molte sue opere, che diventerà sua moglie nel 1921. Seguono anni di grande felicità sia nella vita privata sia nella vita artistica del pittore, che conosce allora un notevole successo (la critica, del resto, indica, nel periodo compreso fra il 1909 e il 1925, la sua migliore stagione creativa). Nel 1913 espone a Napoli (II Esposizione Nazionale di Belle Arti del Cnag), nel 1914 a Milano (Mostra Nazionale di Brera) e via via alla più parte delle mostre importanti degli anni immediatamente prebellici e postbellici. Vive allora fra il Veneto e Roma, dove, in occasione di una personale tenuta nel 1919 assieme ad Hans St. Lerche presso Casa Cagiati, attira l'attenzione di Roberto Longhi, che ne parla in termini lusinghieri. La successiva personale, tenuta nel 1920 presso la Galleria Pesaro di Milano assieme a St. Lerche e ad Alberto Martini, è presentata da Vittorio Pica.
    Dopo aver soggiornato a Piacenza fra il 1922 e il 1925, si trasferisce in Francia, nella bella proprietà guascone di Peyloubère, sita nella zona di Auch, poco distante da Paviesur-Gers.
    Da allora fino al 1940, anno del suo rientro in Italia, Cavaglieri alterna i soggiorni in Guascogna e quelli parigini. Dopo sei anni di permanenza in Italia, coincidenti con la seconda guerra mondiale, nel 1946 Cavaglieri torna in Francia ed è frequentemente a Parigi. In Francia, appunto, le sue esposizioni sono numerose: espone con assiduità a Parigi, presso il Salon d'Automne (dal 1926), presso il Salon des Indépendents (dal 1927), a Tolosa, presso il Salon des Artistes Méridionaux (dal 1929), ad Auch, presso il Salon des Artistes Gascons (dal 1949).
    Intanto, in Italia, nel 1953 gli viene allestita una grande mostra alla Strozzina di Firenze, voluta da Carlo Lodovico Ragghianti e presentata da Giuseppe Raimondi. Viene poi riproposto all'attenzione della critica e del pubblico italiani nell'ambito della mostra fiorentina "Arte moderna in Italia 1915-1935", curata, presso Palazzo Strozzi, da Ragghianti: presentato da Guido Perocco, egli vi figura con quattordici opere.
    Da allora la fortuna critica di Cavaglieri entra in una seconda importante fase, testimoniata, oltre che dalle mostre personali, dalle monografie e dall'inclusione in importanti rassegne sull'arte italiana quali "La Metafisica: gli anni Venti" (Bologna, Galleria d'Arte Moderna, 1980), "Venezia, gli anni di Ca' Pesaro 1908-1920" (Venezia, Museo Correr, 1987), "Gardens and Ghettos: The Art of Jewish Life in Italy" (New York, The Jewish Museum, 1989), "L'Espressionismo italiano" (Milano, 1990).


    Giuseppina Dal Canton in La pittura in Italia. Il Novecento (1900-1945), Milano, 1997.